I BRICS, la dedollarizzazione e il futuro dell’Europa

Ci sono trame storiche sotterranee che destabilizzano l’ordine geopolitico e le cui manifestazioni talvolta tardano ad essere evidenti, salvo presentarsi, una volta giunte a maturazione, in tutta la loro violenza.
Non è certo un grande sforzo d’immaginazione scovare il bipolarismo che guida il movimento geopolitico contemporaneo, ben diverso dalla classica contrapposizione sovietico-statunitense, ed è dovuto soffermarsi sulle tappe di tale trasformazione e analizzare quanto esse possano significare per il futuro dell’Europa.
In seguito all’unanime conformazione all’autorità politica dell’ “Homo Oeconomicus”, è lecito inoltre leggere i conflitti moderni come i sintomi di una tensione economica latente; quella tra le potenze occidentali e gli aggressivi consociati dei BRICS (Brasile, Russia, India; Cina; Sudafrica). Nell’ultimo incontro dell’associazione, tenutosi a Johannesburg dal 22 al 24 agosto di quest’anno, sono emerse rilevanti novità circa l’accettazione ufficiale di nuovi membri: Arabia Saudita, Egitto, Argentina, Emirati Arabi, Etiopia e Iran.
I nuovi membri sono accomunati da due caratteristiche decisive: dispongono di grandi quantità di risorse naturali e aspirano all’emancipazione dal dollaro statunitense, che regola, e forse ancora per poco, il mercato globale degli scambi. Le politiche occidentali relative ai paesi in via di sviluppo si sono rivelate tutte perlopiù fallimentari e questi cambiamenti sono indizio di un vero e proprio stravolgimento dell’ordine mondiale.
Resta ora da chiedersi: il matrimonio russo con queste economie emergenti nasce dal divorzio con l’Europa o fa tutto parte di una strategia ben orchestrata che consenta alla Russia e alla Cina di minacciare il monopolio economico statunitense? E la domanda altrettanto scottante in merito è: può l’Europa trovare in questa crisi la possibilità di una rinascita? E che soprattutto non contempli le ingerenze degli altri schieramenti ormai delineati?
La rivoluzione europea sembra un’utopia romantica e anacronistica ma il Vecchio Continente da solo dispone di una forza economica ancora pesante sul piatto mondiale.
Seppur vittima del liberismo sfrenato che la condanna ad una dipendenza vergognosa, nutriamo la speranza in una primavera economica, che possa fare anche affidamento, se necessario, a strategie dichiaratamente machiavelliche. Ci mancano le risorse naturali? Nulla ci vieta di promuovere accordi più efficaci con il “Sud del mondo” e cercare di togliere terreno allo strapotere cinese nella sfera mediorientale e africana. Ormai è chiaro che la vera battaglia del XXI Secolo si combatta in Africa, non meno che in Sudamerica e in Medio Oriente, economie pregiudicate dall’insolenza europea e statunitense.
Non è detto che abbiamo l’occasione per salvare l’Europa, ma quantomeno abbiamo il dovere morale, davanti alla nostra storia e ai nostri antenati, di non affondare con la Mayflower.

Autore:
Gabriele Pannofino

Lascia un commento