
Mai come oggi siamo stati più uniti.
La democrazia del Paese più Bel che ci sia ha dimostrato la maturità di chi al di là delle discussioni, al di là degli scontri, – beninteso civilissimi – al di là anche di ogni banale evidenza storica, da destra a sinistra (con la minuscola a sfregio), quando la Patria chiama, sa bene come stringere i suoi figli a coorte.
Molti di coloro che leggeranno queste righe sanno già di che Patria stiamo parlando. Per tutti gli altri un indizio e tre parole: non la Nostra.
Mai come in questi giorni si rende evidente la sostanziale compattezza di un popolo che in qualunque altro giorno dell’anno, nonostante la matura democrazia di cui sopra, non sa più raccapezzarsi sulle questioni più banali senza tirare in ballo modi da Guerra Civile (la scelta delle parole non è casuale). Eppure oggi giornali e giornalisti tutti, dal più romantico al più volgare; i partiti tutti, dai frontman fin giù agli ultimi lustrascarpe; mai come in queste occasioni tutti – e “tutti” non è un azzardo linguistico, parliamo proprio di tutti – davanti alla controversia delle controversie mettono giù le maschere per mettere su la stessa fascia al braccio.
Sarebbe troppo facile ricordare al cortese lettore che l’occupazione degli innominabili ai danni del popolo palestinese dura da settant’anni, e lo sarebbe per il banale motivo che lo ricordiamo tutti. Così come sarebbe troppo facile parlare di quella vergognosa domanda su cui pur si gioca la partita del secolo, di questo come di quello scorso: ma Hamas il consenso dei Palestinesi ce l’ha o no?
I sopravvissuti tra le macerie si affannano, urlano, scansano detriti per trovare ossa carbonizzate ed il cittadino occidentale, spettatore, è in grado di porsi l’unica domanda che è stato addestrato a porsi negli ultimi decenni di assoluto torpore: “sì, ma quelle ossa appartengono a degli innocenti o a dei «criminali»?”
Il disgusto è troppo grande per essere espresso a parole.
Ciò che ci sconcerta non è la novità di questo conflitto, sia nei mezzi che dei toni, perchè tutto ciò cui stiamo assistendo è uno spettacolo ben noto a chiunque con un minimo di memoria. Ieri c’erano i sassi ed oggi i droni, ieri i razzi ed oggi le incursioni via terra, ma la sostanza è la medesima. Ciò che ci disgusta è che più passa il tempo e meno si ha cura di nascondere che si sta affermando l’esatto contrario di una verità comprovata. Eppure ci fu un tempo in cui, anche maldestramente, si aveva quantomeno l’impulso di adoperarsi per nascondere via, sotto il proverbiale tappeto, i resti degli edifici demoliti dai missili Israeliani e dei loro inquilini, colpevoli di essere nati prigionieri di un regime di apartheid. Oggi, ad ottobre dell’anno duemilaventitrè, non è più neanche così.
Oggi abbiamo modo di ricordarci che i “Crimini Democratici“, che pure danno alla pagina ed al blog il nome, non esistono. E se anche esistessero non importerebbero a nessuno.
Meno che a Noi, che non li dimenticheremo mai/Niemals.
Autore:
Andrea Abate
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