Oppenheimer, Corbino e-o Prometeo (parte I)

Di recente ho sviluppato una certa repulsività verso il termine “riflessione”. Ciò è dovuto ai sedicenti cloni che, riguardo al film Oppenheimer di Nolan, ripetono a macchinetta il mantra: “Questo film mi ha fatto riflettere molto”, seguito dalla solita trita e ritrita tiritera umanitarista einsteiniana e dall’ormai popolarissimo verso del Bhagavadgītā[1]. Su cosa rifletteranno mai questi piccoli sofisti? Sono sicuro che nessuno penserà allo sciovinismo della tecnica, tanto meno ad alcuni retroscena sotterranei del Progetto Manhattan e del dottor J. Robert Oppenheimer.

Negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, ad esempio, il “padre” della bomba atomica ha più volte ribadito di aver provato rimorsi per aver costruito la più grande arma di distruzione di massa; eppure non esitò ad accettare l’incarico offertogli dal governo rooseveltiano nonostante le sue posizioni ideologiche contrarie, solo per fare un dispetto alla Germania. Gli “alti principi morali” angloamericani ed e-truschi d’altronde sono sempre un velo per gli interessi economici ed egemonici; la scienza non è esclusa da questo antico vizio. Gli Stati Uniti perorano interessi da superpotenza mondiale, ma nessun motivo esistenziale è mai sceso in campo. D’altra parte, conosciamo perfettamente la nota tribù etno-religiosa per i suoi capricci pecuniari. E siccome Pound ci insegna che la storia non si studia senza economia, facciamo un passo indietro.

I famosi due miliardi di dollari che finanziarono il progetto Manhattan non sbucarono certo fuori dal nulla. Provenivano in gran parte dall’Institute for Public Relations, dai gruppi della Round Table, dal Council of Foreign Relations e dall’Institute of International Affairs, casualmente tutte associazioni private legate a Wall Street e a J. P. Morgan. Un ramo della Round Table, inoltre, fondò a Princeton – grazie al patrocinio della Carnegie Foundation e alla Rockefeller’s General Education Board – l’Institute for Advanced Studies, che funse da rifugio per figure quali Einstein, Von Neumann e lo stesso Oppenheimer, il quale ne fu direttore dal ‘47 al 66[2]. Nel frattempo – a guerra finita – i fisici tedeschi vennero internati a Farm Hall[3], vicino a Cambridge, per sei mesi e spiati di nascosto per ascoltare le loro conversazioni circa lo sviluppo della bomba in America.

Trovo alquanto curioso tra le altre cose dette come durante una riunione del General Advisory Committee tenuto nell’Institute for Advanced Study tra il 19 e il 20 giugno 1951, Oppenheimer esclamò “It was sweet” riferendosi al successo di un test sulle bombe termonucleari (tanto per dire, la loro potenza si misura in migliaia di kilotoni, mentre una bomba atomica “solo” in kilotoni). Se è vero che Oppenheimer si oppose all’uso di armi strategiche nucleari (bombe atomiche), è altresì vero che avanzò nel corso del Project Vista[4] l’alternativa di un arsenale più vario, ricco di missili a lungo raggio, armi tattiche nucleari e sottomarini nuclearizzati[5].

Questo non è l’unico fantasma che aleggia dietro il sipario del distruttore di mondi. Gli si riconosce che una delle sue preoccupazioni maggiori era la salute dei suoi subalterni e dei cittadini di Los Alamos. Non gli si può perdonare invece l’aver delegato, come il più spudorato scaricabarile, gli esperimenti umani negli ospedali civili e militari di Rochester, Chicago, Oak Ridge e San Francisco, i quali prevedevano l’iniezione di plutonio, polonio e uranio a cavie umane ignare, con lo scopo di verificare le reazioni del corpo umano all’esposizione di isotopi radioattivi[6]. I suddetti esperimenti vennero poi insabbiati nel 1947 e mantenuti segreti poiché, secondo l’Atomic Energy Commission, avrebbe potuto “avere un effetto negativo sull’opinione pubblica o provocare azioni legali”[7]. L’atteggiamento pietistico nei confronti di Oppenheimer e l’indifferenza ampiamente diffusa verso la costruzione e l’uso della bomba atomica sul Giappone non sono giustificabili davanti alla loro trama celata.

Hiroshima e Nagasaki furono il preludio di una serie di nuovi crimini e di nuove distruzioni. Nonostante la ripetuta esorcizzazione dell’uso delle armi cosiddette “non convenzionali” (che peraltro, com’è noto, continuano ad essere prodotte), come l’Agent Orange in Vietnam o gli ordigni a uranio impoverito nei Balcani e in Iraq e il fosforo bianco a Falluja, ancora in Iraq, hanno continuato ad essere usati non solo contro i militari – com’era accaduto per l’iprite durante la prima guerra mondiale – ma anche contro le popolazioni civili. L’era nucleare, nata in Italia e Germania, corrisponde alle grandi scoperte dell’umanità e fu importata a suon di dollari negli USA per farne strumento di terrore, distruzione e morte. Ma di dollari e prestigiose cattedre parlerò nel prossimo capitolo.

Autore:
Jacopo Davoli

Note a piè di pagina:

1: “Ora sono diventato morte, il distruttore di mondi”. Capitolo 11, verso 32.
2: https://www.ias.edu/scholars/oppenheimer
3: Il nome in codice di questo programma fu Operazione Epsilon, in cui le forze alleate alla fine della seconda guerra mondiale trattennero dieci scienziati tedeschi che si pensava avessero lavorato sul programma nucleare della Germania
4: Progetto di ricerca top secret condotto nel 1951 che implicò il ruolo attivo di fisici, ricercatori e ufficiali militari al California Institute of Technology per analizzare i possibili sviluppi del rapporto tra la guerra terrestre e quella aerea
5: Tutte le informazioni storiche sono riscontrabili nell’opera di Carroll Quigley, Tragedy and Hope: A History of the World in Our Time (non esiste alcuna traduzione italiana attualmente)
6: https://sgp.fas.org/othergov/doe/lanl/pubs/00326640.pdf
7:https://ehss.energy.gov/ohre/roadmap/achre/chap5_3.html

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