Modernità e Rivolta Romantica

Nel mondo possiamo distinguere due nette e opposte Weltanschauung, due opposte predisposizioni d’animo, due opposti atteggiamenti metafisici, a cui susseguono ethos diametralmente opposti. Una speculazione circa l’annosa questione riguardante le concezioni di “sinistra” e di “destra”, cercando di delinearle in un quadro teorico come due diverse attitudini spirituali verso il divenire, come due approcci alla corrente inesorabile di quel fiume chiamato tempo. Partiamo affrontando la visione del mondo modernista di “sinistra”. Senza entrare troppo nel dettaglio circa i cambiamenti antropologici e spirituali che hanno condotto alla modernità, possiamo indicarla come quel “disincanto del mondo” che Max Weber teorizzò come risultato di un processo di razionalizzazione (riferendosi ai principi razionalisti ed empiristi dell’illuminismo), ovvero come risultato della predominanza dello spirito calcolatore (Rechnenhaftigkeit), o come avrebbe detto Heidegger, del pensiero calcolante (Rechnendes Denken) sul mondo, minando le credenze magiche, mistiche, animistiche.
La visione del mondo modernista è quella dell’uomo che per la prima volta ha abbracciato la tracotanza e la convinzione di potersi emancipare dalla volontà divina e quindi dalla natura, vista come un ostacolo meccanico da superare con il metodo scientifico, qualcosa di inanimato da superare attraverso il controllo dell’uomo finalmente libero da essa; questa convinzione, questa lotta interiore per emancipare l’umanità, è chiamata da Voegelin “Speculazione Gnostica”, come processo per attuare un’ “Immanentizzazione dell’Eschaton”, ovvero costruire un paradiso terrestre, un’Utopia, che secondo Voegelin viene oggi perseguita soprattutto attraverso il positivismo empirista filosofico, come egli cita: “il perfezionatore positivista della scienza ha sostituito l’era di Cristo con l’era di Comte”. L’origine di questa Weltanschauung è strettamente legata al volgersi dell’era moderna, poiché le dottrine filosofiche alla base di questa visione sono la causa stessa del cambiamento epocale. Le principali scuole filosofiche alla base del modernismo, ovvero dell’illuminismo sono il razionalismo, l’empirismo, il meccanicismo antropico e infine al positivismo più organico e scientifico, di cui Comte è stato il principale esponente.
Per comprendere meglio questa Weltanschauung è cruciale approfondire la filosofia della storia che la contraddistingue, ovvero la sua concezione circa il divenire, lo scorrere del tempo e le sue manifestazioni. I tre periodi in cui è segnato lo scorrere del tempo, passato, presente e futuro, non sono omogenei, ma assumono diverse interpretazioni qualitative, e alla base di questa interpretazione c’è l’idea di progresso; il passato è dunque il tempo dell’ignoranza e dei pregiudizi, qualcosa di negativo da superare con la ricerca scientifica nel presente, al fine di progredire per raggiungere la verità (intesa come le leggi fisico-chimiche su cui è basata la natura), indirizzata a un sempre maggior controllo sulla natura nel futuro. Qui, il passaggio del tempo è dunque visto come il glorioso cammino dell’uomo verso la libertà e la felicità, che consiste nel dominio dell’uomo sul tutto, su un incremento indefinito di potenza, perseguito tramite l’idolo della tecnoscienza. Sotto questa luce, hanno cominciato a diffondersi visioni utopiche per non dire messianiche come quella di Saint-Simon e Fourier con il suo falansterio, su come controllare e organizzare scientificamente le società umane in una società industrialista e tecnologica basata su principi tecno-cratici. Viene coniata la stessa parola “Utopia” da Thomas More come titolo per il suo libro in cui descrive un’isola immaginaria governata in modo altamente progressista per il suo tempo. L’utopia diviene un topos ricorrente nell’arte e nella letteratura moderna, al libro di More seguono lavori come ”La città del sole” di Tommaso Campanella o “La Nuova Atlantide” di Francis Bacon. Da tutto ciò deriva la più recente ed estrema conseguenza di questo filone di pensiero, il transumanesimo, culmine del modernismo scientista, che arriva a declinare in pieno stile messianico, la profezia escatologica circa la “singolarità tecnologica”, l’inizio del paradiso in terra grazie alla creazione di macchine onniscienti.
L’età pre-moderna è stata ed è dunque bersagliata dalla critica, i precetti e le credenze delle dottrine religiose e spirituali che erano centrali nella vita individuale e sociale degli individui, sono state considerate non razionali, non basate su prove scientifiche, ma solo il risultato di un tempo in cui prevalevano l’ignoranza, la superstizione, i dogmi e i pregiudizi. Ed è proprio in questa luce che qualcuno animato dai ricordi della propria storia e da una certa “nostalgia delle origini” si desta e percepisce in questo processo non un progresso, non un cammino verso il paradiso in terra, ma piuttosto una forma di decadimento, percependo che qualcosa di cruciale stesse per essere perduto. Alla base di questa diversa Weltanschauung c’è un atteggiamento che possiamo chiamare antimodernista, rappresentato dalla visione del mondo di destra, originatasi nell opposizione all’illuminismo rappresentata dal fenomeno romantico. Il Romanticismo è stato studiato da molte prospettive in quanto è un fenomeno che abbraccia quasi tutte le sfere della vita umana: politica, economia, filosofia, arte. In questo contesto lo concepiamo come una Weltanschauung organica. È stato discusso molto sull’origine del Romanticismo, sulle sue caratteristiche di base, sulla sua relazione con l’illuminismo e con il pensiero politico di destra, ma è difficile assegnargli una chiara definizione singola, poiché il fenomeno è sfaccettato e talvolta contraddittorio, a seconda della sfera culturale, del periodo specifico e dei contesti nazionali in cui viene studiato. Ciò che qui concepiamo come Weltanschauung romantica, prendendo spunto dai temi comuni che emergono dal Romanticismo, è una forma di critica alla modernità e alla civiltà moderna come l’abbiamo descritta in precedenza, quindi contro il materialismo, il meccanicismo, contro la società borghese capitalistica basata sugli ideali liberal-democratici di progresso e accumulazione di denaro, in nome di valori e ideali principalmente basati sulla comunità, sulla terra e sul mito. Una delle principali caratteristiche è il lasciarsi ispirare dalle grandi immagini del passato, non da utopiche promesse escatologiche future. La natura viene qui intesa come φύσις, entità prima e indivisibile, che non deve essere dominata e vista come mero fondo disponibile direbbe Heidegger (bestand), ma come la più pura, divina forma dell’essere verso cui riservare una particolare riverenza. La giusta azione sulla natura non è dunque una provoca-azione (etim. chiamare fuori), bensì una contempla-azione (etim. attrarre a sé). Ad esso appartiene una filosofia della storia diametralmente opposta rispetto a quella descritta in precedenza, assimilabile all’antica filosofia pagana in cui il tempo è considerato ciclico e non lineare, concezione dunque per la quale il flusso del tempo è considerato avere conseguenze entropiche e caotiche. Qui è infatti riposta nel passato la fonte di ispirazione e di precetti, è in esso quell’origine in cui risiede l’essere, la più pura sorgente del fiume adombrata tra le più alte montagne, il tesoro più splendente celato nelle recondite profondità marine, è il mistero, è il sacro. Il passato è l’Età dell’Oro, la fonte da cui scaturisce la nostalgia romantica; il presente è lavorare in accordo con il mito e la tradizione; il futuro, decadenza.

Autore:
Il Dionisiaco

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