Teocrazia Democratica

Non è forse la religione, con le sue regole, con i suoi precetti, un elemento fuori luogo nella società dello Stato liberale e democratico?
E all’interno di tale contesto i fedeli sono realmente liberi di professare il loro credo come sancito dalle Costituzioni, e questi possono convivere, rispettando i precetti divini della loro credenza, con le leggi degli uomini, dunque possono realmente essere sia religiosi che cittadini?
Ciò di cui mi occuperò in questa sede è discutere circa la possibilità dei fedeli di essere anche cittadini, per far ciò prenderò in analisi uno tra i più grandi capolavori della tragedia greca, L’Antigone di Sofocle, all’interno della quale vi è una titanica lotta, un combattimento senza precedenti che come un’eco occulto nell’anima più intima della società fu destinato ad essere sentito, appunto, fino ai nostri giorni, quello tra le leggi degli uomini del re Creonte e le leggi degli Dei sostenute dalla giovane Antigone: Polinice ed Eteocle entrambi fratelli di Antigone alla morte del padre, Edipo, il re di Tebe, istituiscono nella polis una diarchia. Il primo a comandare è Eteocle che abusa del suo potere, bandendo il fratello da Tebe. Polinice per riconquistare ciò che di diritto gli appartiene muove guerra al fratello. Muoiono entrambi durante lo scontro, ma Creonte, salito al trono, ordina che solo Eteocle venga seppellito, indicando Polinice come traditore della patria e punendo con la morte chiunque tenti seppellirlo, ma Antigone disubbidisce all’ordine del re, e concede la sepoltura al fratello Polinice.
La fanciulla non è spinta al reo dal solo affetto sororale, disubbidisce a Creonte perché così vogliono le sue leggi, quelle degli Dei, coloro che risiedono in alto, ma nell’Olimpo, non nell’acropoli.
Successivamente Creonte viene informato della violazione delle sue leggi, e condanna la fanciulla a morte. È chiaro come l’Antigone sia stata impossibilitata di professare il proprio credo, la propria fede a causa delle regole della polis esercitate dal re Creonte, ma mi soffermerei ancor maggiormente sulla figura di questo sovrano, un uomo che proprio come Antigone crede nella giustizia, crede nel bene comune, un uomo il quale vede la salute della propria polis nelle mani delle leggi dello stato e non in quelle degli Dei come la ragazza.
La figura di Creonte, dunque, in un certo qual modo, anticipa di secoli l’affermazione nietzschiana “Dio è morto”, affermazione con la quale il filosofo prussiano non aveva, di certo, intenzione di indicare la morte di una qualsivoglia entità divina, ma esclusivamente la fine della società dei precetti di Dio, con l’avvento della società delle leggi degli uomini, dello stato.
Infatti, Creonte, attraverso i suoi ordinamenti, andando quanto meno a limitare l’egemonia degli Dei intorno alle faccende umane, diviene l’iniziatore dell’inesorabile processo di comparsa dello stato moderno, dello stato laico e democratico, sostituendo i dettami della religione con quelli delle leggi umane.
Difatti, il cambiamento è stato semplice, costituito solamente da una sostituzione, non si è fatto altro che passare dai fedeli ai cittadini, dai peccatori ai criminali, dall’inferno, dall’ade, alle carceri, dall’Empireo, dall’Olimpo, ai palazzi di governo, dai testi sacri, dalla Bibbia, dal Corano, dalla Torah, alle costituzioni.
Dunque cos’è lo Stato se non una religione svestita dai propri fini talari, se non una teocrazia che al posto di credere in entità soprannaturali generatrici del mondo e dell’universo, crede nella potenza ordinatrice delle proprie leggi?
Ecco che il celebre motto “libera Chiesa in libero Stato”, imperativo fondamentale nello Stato moderno, perde consistenza, diviene quasi ossimorico. Un religioso, non potrebbe mai sottostare a regole, a precetti, che non gli appartengono, quelli del “libero Stato”: Antigone doveva seppellire il fratello Polinice poiché ciò gli ordinava la sua fede, ciò gli ordinavano gli Dei, e non avrebbe potuto fare diversamente per essere coerente con le sue idee; così nessun fedele potrebbe mai accettare leggi divergenti a quelle della propria religione. Sarebbe come se un ebreo festeggiasse il Natale o come se un cristiano intraprendesse il digiuno del Ramadan, rinnegando, in tal maniera, la propria credenza.
La coesistenza di questi due ordini, “Chiesa e Stato”, senz’ombra di dubbio, mina e indebolisce lo spirito di convivenza degli individui nella società, poiché quello che è errato per le varie religioni, per i fedeli, potrebbe esser giusto per lo Stato, per dei cittadini atei; come l’accettazione dell’omosessualità, esecrata e condannata dalla maggior parte delle credenze, anche dal cristianesimo che ritiene l’omosessualità come il manifesto dell’insinuazione del male assoluto, di satana, all’interno dell’anima di un uomo; così, oggi giorno, ogni cristiano si trova a convivere con omosessuali, dunque con ciò che per lui è il nemico, il male infinito, l’incarnazione del demonio, vivendo in una società specchio di Sodoma e Gomorra, di quelle due città che infestate dal diavolo, sono state distrutte dalla mano di Dio; e perché un buon cristiano dovrebbe sentirsi parte di una società che, dal suo punto di vista, tollera il vizio, il peccato, il male?
Dunque tentando una risposta decisiva alla domanda principale; essere un fedele all’interno di uno Stato liberale e democratico non è possibile: è possibile solo essere un cittadino e sottostare ai precetti di questa nova religio, che, attraverso un sistema di pene, obbliga tutti a credere nei propri logori dettami senza condizioni, e che in tal maniera si auto-impone su tutte le altre fedi.
Ed è lo Stato una religione che non esalta lo spirito umano partendo dalle sue debolezze (come le credenze tradizionali sono portate a fare), ma che convoglia tutte queste sofferenze, tutte le fragilità, ogni miserabile uomo insieme con il più virtuoso, nella marcia logorante ed infinita del progresso, nel nome di un nuovo Dio, di un Dio a misura d’uomo, debole e fragile che ha in nome Lex. Ed è questo il grande crimine democratico, aver omologato, eguagliato tutti gli uomini; tentar di tagliare fuori dalla società e definire come sovversori dell’ordine pubblico chi al pari di Antigone resta coerente con le proprie idee, con la propria credenza, chi resta fedele ed ubbidisce solo alla volontà del proprio spirito.
Ecco presentata in breve la bufala criminale dello Stato moderno, una Chiesa alternativa alla Chiesa.

Autore:
Alfredo De Felice

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