
Chi nel proprio cuore ha un’etica che si spande nelle vene e si diffonde in tutto il corpo, diventando il “tipo” della propria etica, avrà già conosciuto il tedio causato dalle anime piccole, prive di spirito.
Esiste una certezza, la quale afferma che il tipo degli “uomini etici” non sia oggetto del divenire, quanto piuttosto dell’essere: si nasce con quella fiamma che brucia nel cuore, la quale può essere fioca o divampare, ma non può essere accesa in coloro che ne siano privi, il tipo degli “uomini vuoti”.
Questi, in casi eccezionali, potrebbero anche percepire il loro essere vuoti, e da ciò cercare di reagire per accendere la propria fiamma spirituale, ma è ovvio che in quanto diverso tipo umano non riusciranno ad arrivare al cuore. Non riusciranno a comprendere pienamente l’essenza dello spirito che in loro vorrebbero, perché non è nelle loro forze. L’unica reazione possibile per loro è a livello mentale: questi possono studiare ciò che per noi è naturale studiare, leggere ciò che noi leggiamo, contemplare quello che noi contempliamo, in superficie potrebbero anche arrivare a pensare quel che noi pensiamo, ma sarà impossibile per loro, data la diversa natura che ci divide, sentire quello che noi sentiamo. Dove lo Spengler in “Prussianesimo e socialismo” tratta della differenza sostanziale tra euro-occidentali e russi, io porrei la differenza tra l’uomo etico e l’uomo vuoto: quello che noi siamo, lo siamo nel sangue (organicità dello spirito), mentre loro possono esserlo solo in testa (intellettualismo fine a sé stesso).
Ma se per il loro “tipo” questa possibilità di percezione della vuotezza di sé e della conseguente reazione mentale, tutto sommato “positiva”, comprenda solo casi sporadici, è molto più comune che essi reagiscano verso il basso, in maniera “negativa”.
Dove essi percepiscano il problema esistenziale e la propria vuotezza interiore, non è raro che cerchino di colmarsi ricorrendo ad elementi trattati materialmente, come l’alcool, il sesso, la droga, il brivido del pericolo, la violenza fine a sé stessa. Questo di solito collettivamente con altri uomini vuoti, poiché non c’è modo più persuasivo di sentirsi nel giusto che quello di affiliarsi ad un gruppo di propri simili.
Ora che si è fatto presente il tipo dell’uomo vuoto, più che riconoscibile e frequente nell’era moderna, è il momento di trattare dell’uomo etico.
Questo nasce con la fiamma spirituale nel cuore, la quale in quanto fiamma ha una duplice possibilità: quella di venire alimentata e divampare, oppure quella di venire dimenticata e diventare talmente piccola e debole da perdere le maggiori influenze sull’essere dell’uomo etico che la possieda.
Nel secondo caso il risvolto negativo è chiaro: dove la fiamma, lo spirito, diventi insignificante, è la carne a prendere il totale sopravvento, ed è naturale che la sede della coscienza si sposti dal cuore alla mente, in quanto la carne, descrivibile quasi come un “Io esteriore” è consapevole della propria debolezza di fronte ad uno spirito cosciente di sé. Qui la carne porterà all’affiancamento del tipo etico a quello del tipo vuoto, conducendo il primo, incosciente di sé, a vivere nello stile del secondo, tra le sue leggi esteriori e velenose; è da considerare però che quando il tipo etico sia veramente tale avrà una naturale sensazione di estraniamento da ciò che vive superficialmente. Avrà sempre un fioco richiamo interiore alla propria natura superiore: è la fiamma che seppur piccola brucia. Non è raro che le situazioni vissute secondo lo stile del tipo vuoto, consentano all’uomo etico di reagire secondo la legge del proprio essere, quella più sacra, alimentando così la fiamma dello spirito.
Questo in realtà rappresenta il caso della maggior parte degli uomini etici viventi nell’era moderna, poiché già dalla prima giovinezza sono privati di quelle strutture tradizionali che consentirebbero di sviluppare da subito e al meglio la propria essenza. Il che sta a significare che questi, come il tipo vuoto, sono entrambi figli dello stesso tempo decadente, ma li distingue una natura insita differente, una potenzialmente eroica, l’altra tendenzialmente caotica, e nelle sue follie moderne, primordiale. Il caso in cui, invece, la fiamma venga fatta divampare, è il caso della costanza e dell’attenzione dell’uomo etico.
Qui lui ha piena coscienza di sé, della propria superiorità, ma deve comunque essere cauto per non rischiare di bruciarsi, sebbene non ne abbia timore. L’era moderna gli mette a disposizione tutti i veleni per l’Io, sta a lui riuscire a provarli senza esserne vittima, cercando di domarli: questa è l’unica via, dominare il caos o esserne dominati. Quegli elementi che per il tipo dell’uomo vuoto sono necessari nell’illusione di colmare se stessi, per l’uomo etico sono elementi per mettere alla prova se stessi: lui non ne è vittima, ne scaccia l’inferiore dipendenza. Per lui il sesso, l’alcol, il pericolo, la violenza, non sono vanità come per l’essere vuoto, sono elementi da dominare e da cui cogliere le possibilità positive. Una volta colte le integra nella sua esperienza e fa a meno di ogni necessità subita.
Quale possibilità di convivenza ci può essere tra il tipo etico ed il tipo vuoto in questa società moderna? Sicuramente non pacifica. Il tipo vuoto in sé è già dominato dal caos, è privo di ogni risvolto positivo per l’uomo etico, il quale può solo sentirsi tediato dalla gran voce con cui l’inferiore sbraita per conservare la propria vacua esistenza. Sta al superiore piuttosto l’impresa di non cadere vittima dei veleni della modernità, di non cedere terreno in nessun fronte, che sia spirituale, culturale, fisico, esistenziale. Noi diamo un valore alla nostra esistenza, abbiamo motivo di essere. Loro non hanno alcun valore se non la vita, l’esistenza in sé, sono vittime del tempo e con probabilità verranno spazzati via dalla storia. Solo chi ha saputo resistere con volontà ardente rimarrà nel tempo per passare il testimone alla giovinezza che verrà, quando questa ne avrà la dignità.
Questa l’ambizione, riunire gli uomini dell’Ethos e creare dalla loro sostanza la struttura solida, organico-spirituale, che sarà di riferimento e di sostegno alle personalità superiori che verranno, se verranno. I migliori lasciati a se stessi sono in crisi per morte di Padre, ma uniti sono una Élite per l’avvenire.
Autore:
Emanuele Ennio Quattrini