Democrazia dall’alto e dal basso: il problema dell’elargizione dei poteri

Le riconfermate posizioni atlantiste, prese dal capo di governo della Repubblica Democratica Italiana, Giorgia Meloni, non risulteranno una novità a coloro che abbiano conoscenze basilari per quanto riguardi potere e democrazia.
In primis, non entrando ancora nel merito dell’attuale geopolitica estera dentro la quale l’Italia è intrappolata, bisogna riflettere su un dato fondamentale: non esiste potere elargito, dall’alto e tantomeno dal basso, che abbia una reale valenza che non sia vittima dell’elargente.
Capito questo si riesce a comprendere la verità: in Italia si può essere di sinistra come di destra, purché si sia liberali, meglio se indebitati.
Così il centrodestra non è più una opposizione politica al centrosinistra, perché facente parte di una comune infrastruttura, che è il sistema coloniale Italia.
E’ una logica conseguenza, ora, che “l’alleanza di destra” si trovi vittima dell’elargizione dei poteri, nella sua duplice problematica.
Ignorando solo momentaneamente il pegno di obbedienza giurata che è stato preso a nome d’Italia nel settembre del 1943, considerando con fantasia, che la democrazia cara a tanti nostri connazionali sia “sovrana”, possiamo analizzare la prima problematica che si presenta a chi ragioni in termini tradizionali: il potere quando fosse concesso dal basso, popolarmente, avente dunque una legittimità prettamente democratica e quantitativa, sarebbe privato di qualsiasi crisma superiore e legato a promesse (che si rispettino o meno) fatte per un mero interesse elettorale. Così questo potere democratico, privo di ogni reale forma, sarà atto non a creare uno Stato con un proprio ideale e con una data visione del mondo, ma prettamente a soddisfare le necessità di chi ha elargito tale potere. Si dirà il popolo, ma sarebbe più lucido affermare stampa e privati speculatori che hanno sostenuto l’ascesa di un determinato partito, facente parte di un prestabilito sistema, per avere successivi vantaggi in termini puramente egoistici, accomodatori e finanziari. Nulla di nuovo sotto al sole nell’affermare che il potere democratico è un potere ipocrita, finanziario e non politico.
La realtà storica è che l’Italia, con la sua democrazia, non ha alcuna sovranità, nessun potere decisionale.
I governanti di questa antica terra, che si succedono gli uni agli altri ogni paio d’anni in nome della perpetua instabilità dello status quo, sono scelti a tavolino per tutelare interessi ancora più gravi di stampa e finanza, ovvero quelli marchiati a stelle e strisce.
Tutto quello che avviene qui da noi è già concordato, dieci passi indietro, dagli statunitensi, che concedono prima ancora del popolo democratico il “potere” ai governanti, reclamando da loro fedele obbedienza consistente in: limitata libertà sul fronte interno, passività allineata sul fronte esterno, morte assoluta sul fronte geopolitico.
Questo è il potere elargito dall’alto nell’era moderna, su di un piano prettamente materialistico, e l’Italia è una delle sue vittime più importanti per la sua fondamentale posizione strategica, sinonimo di una naturale propensione di mediatrice nei confronti dell’Europa e del mondo arabo, a noi più vicino geograficamente; che questo però non ci contagi col morbo del pessimismo comune ai più. Non siamo né gli unici né i più importanti oppressi dal giogo usuraio statunitense, tutta l’Europa è macchiata: a noi europei, a noi italiani, il compito sacro di eliminare questa macchia disonorevole, ma non prima di aver liberato noi stessi.

Autore:
Emanuele Ennio Quattrini

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