Complessi che non passano

La conquista delle istituzioni da parte di chi per decenni ha subito ostruzionismi e conventio ad excludendum è compiuta. E non come Fini che ebbe bisogno della copertura di Berlusconi per il suo scranno, ma con la tanto discussa fiamma nel simbolo che ha trionfato nelle ultime elezioni: Ignazio La Russa, l’anima più “antica” del centrodestra di governo, è oggi seconda carica dello Stato. Sul web fratellini d’Italia e destra pezzaiola varia già celebrano il trionfo e gridano alla rivoluzione, senza aver fatto i conti però col discorso del neo Presidente. La Russa cita Falcone, Borsellino, Ramelli – e fin qui tutto bene. Poi sopraggiunge quella tara mentale che la destra soffre da sempre e di cui non si libererà mai: i complessi per una presunta inferiorità, ossessioni che non hanno alcuna ragione d’essere. Tra tutti Ignazio sceglie di citare l’unico che andava dimenticato: Pertini, a cui dice, “va tutto il mio ringraziamento”. Evidentemente ci sfugge qualcosa: che gli eredi di chi non può essere nominato abbiano dovuto rinnegare il loro passato per la cadrega, sebbene disonorevole, ha ancora un senso – citare chi ha dedicato la sua vita a farsi mandante della tua persecuzione, no. Pertini, il “partigiano presidente”, resta una figura profondamente divisiva, non fosse altro per le tante azioni opinabili e discusse, appurate anche da una storiografia tutt’altro che imparziale, durante la guerra civile, e quella comunità dai “democratici” maledetta e perseguitata che oggi avrebbe voluto celebrare la sua rivincita non può accettare nessuna rappacificazione fondata sull’esempio di chi, per lei, è stato carnefice. L’ennesima occasione persa: non perché dai fratellini ti aspetti l’attentato alle istituzioni o il ricordo degli eroi caduti per l’idea – sia mai – quanto piuttosto perché, numeri alla mano, l’epoca della subalternità avrebbe dovuto finire oggi stesso. Così non è stato: continueranno, oggi e domani, a subire l’egemonia del “pensiero” dell’avversario, sicché nessuno tra Noi può dirsi veramente rappresentato da lorsignori, qualunque sia la carica raggiunta. Nel giorno in cui un ex missino diventa supplente potenziale del PdR preferiamo ricordare il sottotenente Adamo Profico, andato oltre nella serata di martedì 11 ottobre, medaglia d’argento al valore militare e protagonista della battaglia di Solarino che l’ha visto opposto al nemico di sempre: gli angloamericani. Due tipi di coraggio diametralmente opposti, ognuno degno della statura dei personaggi – da un lato quello di chi l’Italia vorrebbe ipocritamente rappresentare, dall’altro l’eroismo di chi l’Italia l’ha difesa contro il fuoco inglese, quando tutto era perduto. Non sarà dimenticato.

Autore:
CriminiDem

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